Totalitarismi

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2020-02-19 Tutto il giorno

Ripassa le unità didattiche del modulo che stiamo svolgendo relative alle diverse forme di totalitarismo (comunistafascista e nazista). Quindi, dopo aver letto la pagina del manuale di Storia (p. 320) sulle diverse concezioni del totalitarismo , rispondi al seguente quesito:

  • In che senso e con quali eventuali limiti possiamo considerare il regime di Stalin, quello di Mussolini e quello di Hitler forme di totalitarismo? (Puoi rispondere a questo quesito, se credi, anche attraverso un confronto tra questi tre regimi)

14 pensieri su “Totalitarismi

  1. Il termine «totalitarismo» è stato coniato nella prima metà degli anni ’20 dagli antifascisti italiani e in un secondo tempo utilizzato dagli stessi fascisti per definire la loro ideologica aspirazione all’identificazione totale tra Stato e società.
    Nella sua accezione attuale è stato introdotto nel secondo dopoguerra dalla filosofa tedesca Hanna Arendt nella sua opera Le origini del totalitarismo, per definire le forme di governo antidemocratiche del ventesimo secolo.
    Con il termine totalitarismo dunque si intendono i regimi che presentano le seguenti caratteristiche: supremazia della classe dirigente sugli organi rappresentativi; controllo sulla libertà di stampa e sul pensiero generale; la presenza di a capo un Leader carismatico; la creazione di un partito unico; l’esercitazione di una pressione ideologica sulle folle.

    Questo tipo di governo prese atto in particolar modo in Germania con Adolf Hitler (1933 – 1945), in Italia con Benito Mussolini (1922 – 1943) e in Russia con Stalin (1924 – 1953).
    Tutti i tre regimi sopraelencati possedevano una figura centrale di riferimento che faceva da capo il quale, attraverso un rapporto diretto e costante con la gente, utilizza un carisma ed un’alta retorica per incitare le masse ai grandi sforzi bellici e alle grandi imprese necessarie al raggiungimento delle aspirazioni di supremazia dell’intera nazione.
    I totalitarismi inoltre secondo una rielaborazione in chiave razzista delle teorie del filosofo Nietzsche e dello scienziato inglese Charles Darwin,svilupparono l’antisemitismo convincendo la popolazione che la razza ariana, cioè quella dei tedeschi, biondi con gli occhi chiari, doveva dominare sulle altre.
    Tutti e tre i regimi totalitari sono inoltre accomunati dall’importanza data alla propaganda. Furono numerosissimi infatti i giornali, le trasmissioni radio, le riviste assoggettate completamente ai governi.
    Venivano, inoltre, pianificate grandi manifestazioni, dettagliatamente preparate per dare agli spettatori una chiara sensazione di appartenenza alla comunità di popolo che puntavano al raggiungimento di un orgoglio nazionale e patriottismo da parte del popolo al fine di creare un regime il più solido possibile.

    1. Tutto abbastanza giusto e anzi preciso. Poche osservazioni. Anche se non mancarono persecuzioni di Ebrei in Russia, l’antisemitismo non faceva tuttavia parte dell’ideologia del regime. Non hai messo, infine, in luce le differenze tra questi regimi (i “limiti” del totalitarismo fascista, ad esempio, nei confronti degli altri due regimi).

  2. Molti storici e studiosi definiscono gli anni Trenta e Quaranta del Novecento come “età dei totalitarismi”, infatti in quel periodo in Europa si svilupparono tre modelli di gestione dello Stato che, anche se leggermente differenti fra loro, possono essere definiti totalitarismi.

    Il primo dei tre modelli che si è sviluppato è il regime comunista, instaurato prima da Lenin e poi da Stalin in Russia, seguito poi dal fascismo di Mussolini in Italia e infine dal Nazismo di Hitler in Germania.

    Hitler prese ispirazione da Mussolini quando instaurò il regime nazista in Germania, infatti entrambe queste forme di regime si svilupparono e utilizzarono metodi molto simili fra loro come il modo legale in cui sono avvenute le rispettive ascese al potere dei due leader e la continua ricerca del consenso popolare tramite la partecipazione attiva del popolo nelle decisioni dello Stato. La differenza fra questi due regimi risiede però nella visione che avevano di “coloro che sono diversi”. I fascisti cercavano infatti di “italianizzare” lo straniero, accettandolo solo se questo rinnegava le proprie origini, i nazisti invece nutrivano un profondo disprezzo biologico del diverso e quindi non accettavano la rinnegazione delle origini come prova della “conversione” al partito.

    Il regime comunista al contrario si impone sul popolo non tramite mezzi legali, come avvenne in Germania e in Italia, ma per mezzo di un’ascesa al potere violenta e sanguinaria. La vera differenza con gli altri due regimi citati sopra risiede nel fatto che i due leader del partito comunista si identificavano come “padri del popolo” e cercavano di far sembrare la Russia uno Stato democratico e basato sul volere del popolo anche se la situazione reale era l’opposto mentre sia Mussolini sia Hitler dichiarano apertamente le proprie intenzioni (vedi il Mein Kampf di Hitler). Il comunismo quindi si presenta come un regime basato sull’ipocrisia di colui che detiene il potere.

    L’aspetto che accomuna tutti e tre i regimi è che applicavano una politica di monopartitismo e, anche se in modi diversi, discriminavano, censuravano e sterminavano coloro che si opponevano al partito.

    1. L’analisi è sostanzialmente corretta. Hai trascurato la questione dei limiti (il fascismo appare una forma di totalitarismo “imperfetto” rispetto agli due regimi, dunque più limitato e parziale). Anche il grado di violenza esercitato dai tre regimi appare differente: forse il numero di morti dovuti al comunismo (almeno prima della seconda guerra mondiale) è il più alto, ma i morti determinati dal nazismo erano più espressamente “voluti”, meno preterintenzionali (non dovuti p.e. a carestie, per quanto indotte, ma a un vero e proprio massacro intenzionale). Il fascismo fu senz’altro meno sanguinario almeno nella fase della sua ascesa al potere (altro discorso per la violenza esercitata in Etiopia e in Libia, nonché nei Balcani durante la guerra e infine in Italia durante il regime di Salò).

  3. Il termine totalitarismo venne utilizzato in un tono discriminatorio dagli antifascisti italiani e ottenne importanza grazie agli stessi fascisti(in particolare Mussolini) che lo utilizzarono per identificare la loro aspirazione all’unione totale tra stato e società. In filosofia però il termine venne utilizzato per identificare il comportamento di alcuni regimi infatti, come scrisse la filosofa tedesca Hanna Arendt, il termine ‘totalitarismo’ celava al suo interno una dura repressione, terrore, un unico partito con a capo un uomo senza qualità ne coscienza morale e una politica basata sulla violenza. Alla base di questo possiamo notare come tutte queste caratteristiche possano trovarsi senza limiti nel regime di Hitler visto che fu un capo senza coscienza (sterminio ebrei) e con il Mein Kampf affermò fin da subito i suoi obiettivi di repressione con la violenza, tuttavia non possiamo definire a tutti gli effetti regimi totalitari quelli di Stalin e di Mussolini poiché nel primo caso venne conservata una parvenza di democrazia, mentre nel secondo caso Mussolini non fu l’unico capo a governare visto che fino al 1943 dovette condividere il potere con il Re dal quale fu anche licenziato. Inoltre se Hitler non si fece problemi a rifiutare la religione, il fascismo invece non chiuse mai i legami con la Chiesa cattolica. Proprio per questo gli elementi che accomunano questi tre regimi: la spietatezza, l’importanza della propaganda e l’organizzazione dello stato in senso militare per affrontare con violenza ogni situazione, non sono da prendere come caratteristiche di identificazione di regimi totalitari.

    1. Hai colto esattamente il senso in cui si chiedeva di enucleare eventuali limiti del totalitarismo in alcune esperienze.

  4. A mio parere, uno dei limiti comune ai tre regimi totalitari è la rigidità stessa di tali forme di governo. Queste furono infatti caratterizzate da un forte monopartitismo che non lasciava spazio ad alcuna forma di innovazione o iniziativa: la società diventava una grande massa in cui ogni individuo pensava allo stesso modo ed era impossibilitato a sviluppare un pensiero originale; il forte nazionalismo e protezionismo che caratterizzarono tali regimi posero fine allo scambio di idee fra popoli e culture, stroncando e silenziando qualsiasi possibilità di confronto di idee diverse. Tuttavia, è proprio dal confronto di opinioni divergenti che scaturiscono idee innovative, permettendo alla società di progredire ed evolversi, come accadde per le più importanti e rivoluzionarie teorie scientifiche. Nel momento in cui una società viene privata di tale condizione, risulterà inevitabilmente incapace di adattarsi a un mondo che è in costante cambiamento.
    Un altro limite è rappresentato dal fatto che tali regimi non erano fondati su precisi valori etici o morali, bensì sul culto di personalità capaci di commettere azioni non sempre approvate dal popolo, il cui consenso era cruciale per l’esistenza stessa del regime: ciò è dimostrato da episodi come l’assassinio di Matteotti, che stravolse profondamente l’immagine di Mussolini agli occhi del popolo, tanto che il suo regime sembrò sul punto di crollare a causa dei numerosi dissensi.

    1. La tua risposta è molto interessante. Hai individuato i “limiti” dei regimi in questione in termini politici e storici, senza scendere a ovvie (anche se forse, purtroppo, non per tutti) condanne di ordine morale.
      Tuttavia, il quesito era più semplice. Ti si chiedeva i limiti entro i quali tali regimi potessero venire CONSIDERATI totalitari. Ad esempio, nel caso del fascismo, considerato totalitarismo “imperfetto”, il totalitarismo non era pieno, ma “limitato” dal potere esercitato in Italia dalla monarchia e dalla Chiesa. Si potrebbe argomentare che in Russia, almeno in alcune fasi, il totalitarismo staliniano fosse limitato dal residuo potere del Partito ecc.

  5. Stalin nell’Unione Sovietica ha portato avanti le idee di Lenin, che voleva la società moderna fondata sul socialismo e sull’abolizione della proprietà privata.
    Mussolini in Italia fonda il movimento fascista; grazie alla marcia su Roma si impossessa del potere politico; però non è un capo di Stato “rivoluzionario”, in quanto inizialmente non stravolge il sistema politico italiano.
    Hitler in Germania, grazie a cause a lui favorevoli riesce a farsi eleggere nel parlamento tedesco, porta avanti il pensiero nazista che diventa la dottrina del popolo tedesco (non è solo una corrente politica, ma una vera e propria dottrina di pensiero che investe qualsiasi campo, come la cultura, la religione, la filosofia, la politica e il pensiero tedesco).
    Tutti e tre questi uomini hanno saputo utilizzare al meglio la propaganda per far conoscere e seguire dalla massa le loro idee, come l’esaltazione delle glorie nazionali o della perfezione fisica, e i loro regimi si fondano sulla repressione di ogni forma di dissenso.

    1. E quindi? In che cosa consiste esattamente il loro essere “regimi totalitari”? In tutti quei tratti che metti in luce (talora comuni anche a democrazie avanzata, come quella americana) o solo in alcuni? E vi sono differenze tra questi regimi, tali per cui alcuni di essi potrebbero venire considerati “meno” totalitari di altri (più limitatamente totalitari)?

  6. Il termine totalitarismo è stato utilizzato per la prima volta dal liberale Giovanni Amendola tra il 1923 e il 1925 come attributo del fascismo, ma la prima teoria su di esso è stata elaborata solo dopo la seconda guerra mondiale dalla filosofa tedesca Hannah Arendt. Ella considerava un totalitarismo come caratterizzato da una forte repressione e terrore, da un ruolo di controllo esercitato da un unico partito e da uomini senza coscienza morale che si adattano a qualsiasi comportamento e all’uso della violenza. Basandoci su questa definizione possiamo capire se il regime di Stalin, quello di Mussolini e quello di Hitler sono definibili forme di totalitarismo.
    Il fascismo si può definire totalitarismo imperfetto in quanto non si ha la presenza di un unico partito con potere illimitato, data l’importante presenza della Chiesa e della Corona nell’Italia di quel periodo. Analogamente possiamo definire come totalitarismo imperfetto anche il regime staliniano, in quanto il potere di Stalin era limitato dalla presenza, seppure ridotta, del potere del partito. Invece il regime di Hitler si può considerare un esempio completo di totalitarismo, poiché sono presenti tutte le caratteristiche descritte da Hannah Arendt: nei campi di sterminio troviamo un esempio della forte repressione e del terrore attuati con violenza e senza alcuno scrupolo morale e in Hitler e le sue SS troviamo un ruolo unitario di controllo e direzione.

  7. Sicuramente i tre regimi avevano un unico capo indiscusso che aveva pieni poteri su tutto quindi già questo può farci pensare a una forma di totalitarismo. Nel nazismo le idee di Hitler erano condivise da tutti i suoi fidati quindi nonostante lui fosse stato eletto e non fosse a capo delle truppe materialmente diciamo era lui insieme a Himmler, Goebbels e Goering a capo della Germania Nazista con le sue assurde leggi e idee di conquista. Nel fascismo Mussolini dopo la marcia di Roma ebbe pieno potere in Italia, i rivali politici furono fatti sparire o costretti a fuggire, adottò l’ideologia nazista che accentuò il totalitarismo in Italia con le leggi della razza pura ecc. Stalin sebbene meno discusso dei capi occidentali applicò una politica dura dove gli avversari politici venivano mandati nei gulag insieme a moltissime altre persone perchè considerate “diverse” morirono milioni di persone sia nei campi nazistoi che nei gulag russi, in tutte e tre le nazioni la libertà di stampa, pensiero, parola era controllata.

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