6 | 7 - Come si dimostra l’immortalità dell’anima?
Tutto il giorno 2019.05.07 https://www.platon.it/attivita/evento/come-si-dimostra-limmortalita-dellanima/ Nel dialogo Fedone Platone mette in campo un importante argomento (leggi qui il brano tratto dal Fedone dove tale argomento viene sviluppato – ignorando le domande che trovi alla fine -) a favore della tesi secondo la quale la nostra anima sarebbe immortale. Tale argomento consisterebbe in una dimostrazione per assurdo (cfr. l’unità didattica che abbiamo svolto su questo tipo di dimostrazione con tutte le risorse on line e off line ad essa collegate) e permetterebbe di dimostrare la “verità” della tesi sostenuta (in questo caso, l’immortalità dell’anima) in maniera inoppugnabile o, come anche si può dire, incontrovertibile. - Prova a riassumere l’argomento di Platone (in poche parole, anche tue, come dimostra Platone che l’anima è immortale?) e, quindi, solo se te la senti, prova a spiegare perché tale argomento sarebbe incontrovertibile, cioè sfuggirebbe a qualsiasi possibile critica (scettica).
N.B. Nel testo di Platone chi argomenta la tesi è il personaggio di Socrate, mentre il suo interlocutore immaginario (che per lo più si dichiara d’accordo con Socrate) è il pitagorico Cebete. La parola “impari” è sinonimo di “dispari”. Può aiutarti a comprendere il ragionamento complessivo l’osservazione seguente. Socrate invita sostanzialmente Cebete a distinguere (con linguaggio aristotelico) tra sostanze e relative proprietà, p.e. nel modo seguente: la neve (sostanza) è fredda (proprietà: non potrebbe essere calda restando neve), il fuoco è caldo (non potrebbe essere freddo restando fuoco), il tre è dispari (non potrebbe essere pari restando tre). Ciascuna delle sostanze non può, insomma, patire la proprietà contraria a quella indicata (per esempio la neve diventare calda, il fuoco freddo, il tre pari), perché, se costretta in qualche modo a perdere la sua proprietà, perirebbe. Nel caso (speciale) dell’anima, però,…
| 8 | 9 | 10 - I paradossi dell’uno
Tutto il giorno 2019.05.10 https://www.platon.it/attivita/evento/i-paradossi-delluno-2/ Leggi il “denso” estratto del Parmenide di Platone a cui abbiamo alluso in aula, quindi - prova a riassumere sinteticamente le diverse ragioni per le quali, secondo Platone (dietro la “maschera” di Parmenide), l’uno, se è qualcosa, finisce paradossalmente (antinomicamente) per non essere alcunché.
Quindi rispondi al seguente quesito: - Perché, secondo te, Platone si sarebbe dato la pena di scrivere un dialogo così bizzarro, nel quale, dopo pagine e pagine di antinomie, si finisce per dover ammettere che dell’uno si può dire (predicare, affermare), contraddittoriamente, tutto e il contrario di tutto? Perché, soprattutto, Platone voleva che i suoi discepoli si esercitassero in “meditazioni” dialettiche di questa natura?
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